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Demagogica e faziosa: così Giovanni d'Ammassa, presidente dell'associazione italiana per la difesa del diritto d'autore, definisce in un intervento su Punto informatico la campagna che l’Asmi (Associazione Sistemi e Supporti Multimediali Italiana) sta conducendo contro i danni che una legge che ha appena recepito nel nostro ordinamento la direttiva europea sul copyright (Eucd) rischia d'infliggere alle industrie del settore. Al centro della polemica i cospicui aumenti che Cd vergini, cassette audio, Dvd e prodotti simili subiranno a causa dei compensi riconosciuti ai titolari di diritti d'autore in merito alla realizzazione di copie private delle loro opere. L'entità del compenso, sostiene d'Ammassa, non è tale da penalizzare eccessivamente consumatori e produttori di supporti multimediali. e la legge ha il merito di sancire chiaramente il diritto dell'utente di effettuare copie private per uso personale senza fini di lucro. Ma l'Asmi e le associazioni dei consumatori la pensano altrimenti: il compenso è tutt'altro che equo, premia solo una parte degli aventi diritto, penalizza un settore che soffre di una congiuntura sfavorevole, minaccia di rallentare l'innovazione e potrebbe addirittura favorire nuove forme di illegalità. «Sancito il diritto di copia? Peccato - ironizza il presidente dell'Asmi Alessandro Tronconi -che l'Eucdri conosca ai titolari di diritti d'autore la facoltà di apporre dispositivi di protezione sulle opere, così i consumatori dovranno pagare per una copia che non possono realizzare. Quanto all'equità, le cifre parlano da sole: rispetto al regime stabilito dalla legge entrata in vigore dieci anni fa, l'entità del compenso aumenta di cinque-sei volte, superando di due-tre volte la media europea e facendo lievitare il prezzo medio al consumo fra il 51% (audiocassette) e il 79% (Cd-R Data). Il caso dei Cd per la registrazione dei dati è assurdo: passi per i Cd audio, ma perché penalizzare un supporto utilizzato per applicazioni professionali? Ancora più assurdo il fatto che chi registra su un Cd le foto di famiglia si veda costretto a pagare un compenso per l'autore. Per tacere degli effetti che tutto ciò avrà nei confronti di un'industria già in crisi: i compensi approvati superano il costo dei prodotti e graveranno sul prezzo in misura tale da spingere i clienti ad acquistare altrove, con il rischio che si sviluppino nuove forme di contrabbando...». Sul rischio che il provvedimento offra nuove opportunità al commercio illegale insiste a sua volta l'avvocato Carlo Pilieri, presidente dell' Adoc (associazione nazionale per la difesa e l'orientamento dei consumatori e degli utenti): «Andrà a finire che si venderanno per strada supporti vergini prodotti in Albania. Parlando di copyright, non si dovrebbe mai dimenticare che si tratta di una sfida globale che non può essere risolta solo fu Italia o in Europa. Ma se questo è vero e premesso che siamo i primi a voler combattere il fenomeno della pirateria, e a riconoscere il diritto degli autori a godere di un compenso per le proprie opere è evidente che il problema non può essere affrontato scaricandone i costi sulle spalle dei consumatori (come già si è fatto nel caso delle assicurazioni auto, imponendo al 90% di utenti onesti di pagare per il danno provocato da un 10% di "furbi"). E neppure delegando alla Siae (cui spetterà, assieme al ministero per le attività culturali e all'autorità per le comunicazioni, il compito di ripartire i fondi, ndr) la tutela degli artisti. Sarebbe stato meglio percorrere altre vie, come ridurre l'Iva sui Cd e convincere i discografici ad abbassare i prezzi: se la differenza di prezzo tra originale e copia diminuisce, diminuisce l'incentivo alla contraffazione». A Giuseppe Corasaniti, magistrato, docente alla Luiss ed ex presidente dell'Authorityper le comunicazioni, chiediamo di ipotizzare quale altra via si sarebbe potuto scegliere. «Ciò che va non mai perso di vista -risponde- è il vero obiettivo, che consiste nello sviluppare una cultura della produzione originale, sradicando il fenomeno della pirateria, che rischia di soffocare sul nascere l'industria multimediale. Ma alla sfida delle nuove tecnologie non si risponde con meccanismi giuridici nati in un contesto storico superato: il diritto d'autore non può più essere tutelato in base ai principi della convenzione di Berna, occorre contemperare l'interesse dell' autore con i diritti di fair use dell'utente e con il diritto cercare informazioni sancito dalla carta Europea...». Quindi l'Eucd non è l'altezza dei tempi? «A dire il vero, l 'Eucd suggerisce anche la possibilità di ricorrere a forme di autoregolamentazione da parte dei soggetti interessati. Ma da noi è prevalsa la scelta di ricorrere al meccanismo sancito da una legge precedente, che prevede un'imposizione di tipo contributivo per rimborsare i danni subiti dal settore colpito dai comportamenti illegali. Sarebbe stato opportuno procedere a un' analisi preliminare sull'uso prevalente dei supporti interessati dal provvedimento, evitando di penalizzarne gli usi leciti. Così si sarebbero ridotti sia i contraccolpi economici a danno dell'industria dei supporti, sia il rischio delle contestazioni che potranno essere sollevate di fronte alla Corte di Giustizia Europea». |
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